Monti pensa alla patrimoniale?

Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha risposto “no” a chi gli chiedeva se gli piacerebbe rimanere premier ieri al Financial Times Italy Summit a Milano. Monti, nel suo intervento, ha ripercorso la sua esperienza di un anno alla guida del governo tecnico: “Il debito dell’Italia, che è del 120 per cento del pil, è cresciuto meno rispetto alla media europea durante la crisi”, ha detto aggiungendo che la crescita “può tornare non appena sarà risolta la crisi della zona euro” dal momento che l’Italia “non ha grandi squilibri a parte il rapporto debito-pil”, e scenderà a maggiore ragione nel 2014 anche grazie alle “privatizzazioni delle proprietà dello stato”.
9 AGO 20
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Monti non vorrebbe rimanere premier, ma lascia in eredità la patrimoniale? Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha risposto “no” a chi gli chiedeva se gli piacerebbe rimanere premier ieri al Financial Times Italy Summit a Milano. Monti, nel suo intervento, ha ripercorso la sua esperienza di un anno alla guida del governo tecnico: “Il debito dell’Italia, che è del 120 per cento del pil, è cresciuto meno rispetto alla media europea durante la crisi”, ha detto aggiungendo che la crescita “può tornare non appena sarà risolta la crisi della zona euro” dal momento che l’Italia “non ha grandi squilibri a parte il rapporto debito-pil”, e scenderà a maggiore ragione nel 2014 anche grazie alle “privatizzazioni delle proprietà dello stato”. Poi Monti, il cui governo è sorretto da una maggioranza tripartitica con istanze differenti, non ha chiuso le porte a una tassa patrimoniale, precisando però che “non verrà introdotta notte tempo” e non dovrà “incentivare l’allontanamento dei capitali con una tassa non oculata”. Il tema, ha precisato il ministro della Giustizia, Paola Severino, “"non è un annuncio, non è un mai stato discusso né sollevato in Consiglio dei ministri”.

La Banca d’Italia avverte sul “rischio politico”. In un contesto in cui la politica di bilancio resta “orientata al risanamento”, la principale incertezza riguarda “i timori circa i progressi nell’azione di riforma legati all’incertezza sull’evoluzione del quadro politico”, scrivono nell’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria gli economisti della Banca d’Italia. Che segnalano anche che una crescita dello spread di 100 punti comporta un calo del pil nell’ordine dei 0,3 punti percentuali. Ieri lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha chiuso in rialzo a quota 369 punti.

Chiesto processo ai vertici di Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch. Si è chiusa ieri l’inchiesta sulle agenzie di rating avviata dalla procura pugliese di Trani: hanno “in più occasioni” reso pubbliche informazioni che dovevano rimanere riservate con “pesanti” conseguenze sull’andamento borsistico dei titoli di stato italiani. La Corte dei Conti valuta il danno in 120 miliardi di euro.

Più tempo per salvare la Grecia. “Una recessione più profonda del previsto”, durata quasi sei anni, potrebbe convincere l’Europa a concedere più tempo ad Atene. Lo si legge nella bozza del rapporto della troika in discussione all’Eurogruppo di ieri a Bruxelles. Si lavora su due anni di tempo in più che costerebbero complessivamente 32,6 miliardi di euro.

Gli Stati Uniti non impareranno dall’austerità europea. Secondo Alice Rivlin, direttore del Budget Office del Congresso americano, “la lezione dell’Europa è che non bisogna aspettare di essere in crisi prima di agire” e che “l’austerità non è una buona ricetta per le economie deboli”.
Nel grafico: L’economia giapponese ha frenato nel terzo trimestre dell’anno a confronto con il trimestre precedente: ieri il prodotto interno lordo ha registrato un calo dello 0,9 per cento, la flessione annua è stata del 3,5 per cento. Si tratta del calo più marcato dal terremoto seguito dal maremoto del marzo 2011. Le esportazioni, i consumi e gli investimenti hanno subito la contrazione più pronunciata da diversi trimestri, scrive il governo. Nel grafico l’impoverimento delle famiglie.